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Archive for giugno, 2011

Nostalgia di casa

giovedì, 16 giugno, 2011

Stasera: serata serie tv. Sai quando hai così tanta tensione in corpo che l'unico modo per farla uscire è spararti una serie tv strappalacrime fino alla fine, non stop, finché tutte le lacrime che hai in corpo non solo escono, ma…si prosciugano completamente? Ecco.
Stasera sono sola.
Thibault lavora + studia + va dal dentista + da ripetizioni +…dorme.
Nessuno disturba il mio progetto intitolato: "Lago di Lacrime".

Ha volte è solo nostalgia di casa, di qualcosa di più familiare perché tutto ti sembra estraneo.
Un fidanzato che non vuole presentati alla sua ex perché… "è gelosa".
Un'ex… onnipresente.

Un ragazzo carino che salta fuori dal nulla a lavoro… proprio quando stai pensando di lasciarlo.

Un'offerta di lavoro allettante…quando ormai non ci speravi più.

Una madre che ha sempre odiato la città in cui lavoravi e che ora…ha nostalgia di dove abitavi.

Passare la notte a farsi esami di coscienza sul proprio operato… e ricevere il giorno dopo il complimento che non ti aspettavi da chi stimi di più.

Mettere in discussione la tua vita e…sentire il tuo ragazzo che ti dice che sei incosciente.

Nah, stasera non sono in vena di tante parole. Di grandi parole. Voglio le cose semplici.
Sì, è vero, sono incosciente. Oggi ho rifiutato un'offerta di lavoro da Amazon.com…perché era in Irlanda.

Mi arrendo. Dopo 3 anni, appendo l'ascia di guerra al chiodo. Hanno vinto.
Non mi volevano.
Non mi hanno mai voluto.
Ho dimostrato che si sbagliavano.
Hanno cercato di fregarmi il posto.
Non ci sono riusciti.
Hanno sparlato di me.
Ci sono riusciti perché gliel'ho lasciato fare.
Ora posso andarmene.
Orgogliosa.
Soddisfatta.
A testa alta.

Ho dimostrato che se non sradichi la cacca, la cacca cresce.
Ho una personalità troppo forte. È un guaio. Ti fai troppi nemici e la gente ha paura di te. Fai paura e hai troppo successo.

Mi si chiudono gli occhi per le stronzate che ho sparato stasera.
Quindi, 'notte.

«Chi vivrà, vedrà» (cit. mia mamma)

Cambio vita

mercoledì, 8 giugno, 2011

Questi due mesi sono stati terribili. Sono passata dal "Mi dispiace, ma devo licenziarti perché il canale televisivo si è lamentato di te", al vedere la mia peggior rivale prendere il mio posto e darle più responsabilità di quante ne avessi mai avute io in 3 anni, per finire con l'essere riassunta come Community Manager. Dall'aver conosciuto l'uomo dei miei sogni e scoprire che viveva a 200 km da me, all'apprendere che il collega a cui correvo dietro da 3 anni si era finalmente lasciato con la fidanzata esattamente una settimana dopo che io mi ero fidanzata.

Per 3 anni ho vissuto solo per il mio lavoro. E ho dimostrato di essere brava, anche! Così tanto che tutti i giornalisti con cui lavoro (o farei meglio a dire "lavoravo") mi chiedono come sia possibile che la società per cui lavoro sia arrivata dove è ora. Quando succede, io molto modestamente rispondo: «Non so, probabilmente perché aveva del potenziale» e tutti, ogni volta, ribattono:«No, perché avevano te». E se ripenso a tutti questi anni, dove ho costruito una marca da zero. Sono fiera. Ho fatto veramente cose meravigliose. Ho lavorato in una fabbrica di sogni. Ho scoperto abilità che non pensavo di possedere. Sono grata per tutto questo.

Ho scoperto anche che non è tutto oro quello che luccica. E che una scusa, addotta da persone senza scrupoli e che stanno più in alto di me, che non mi hanno mai visto, che, di fatto, non hanno mai lavorato con me e che, probabilmente, cercavano solo di pararsi il culo da eventuali inadempimenti di contratto in cui stavano incorrendo, non rispettando le scadenze previste, può costarti il posto. O forse appunto erano tutte "scuse" e io comunque non lo saprò mai…

Ho passato 3 anni in cui ciò che mi faceva alzare al mattino era il mio lavoro. Poi è arrivato Thibault e ho perso il lavoro. Ma non mi importava più, perché quello che mi faceva alzare al mattino era sapere che passate 8 ore avrei potuto sentire di nuovo la sua voce.
La mia prospettiva è cambiata. La carriera, improvvisamente, non è più così importante. È importante ridurre quei 200 km di distanza. Ancora non abbiamo deciso come fare: lui mi sprona a cambiare lavoro, a trovare un posto più remunerato, dove mi apprezzino davvero e dove possa fare nuove esperienze. Io so per certo che non ci sarà mai un altro lavoro che possa amare più di questo. Valuteremo.

Quando ormai ero convinta che mi sarei dovuta cercare un altro lavoro, e l'idea quasi non mi dispiaceva, l'ho riavuto. E questo ha scombinato di nuovo le carte in tavola. Per due settimane ho vissuto nella più completa ignoranza su cosa la direzione avesse in serbo per me. Vedevo i progetti della mia concorrente realizzarsi e io? Io non sapevo che fare. Non mi ricollocavano.

Oggi finalmente l'invidia è passata.Ho riassaporato le gioie di cosa voglia dire fare un lavoro che sia uno e non cinquantamila tutti in una volta. Ho i miei progetti da seguire, più approfonditi di quanto fossero in passato. E covo il desiderio di riprendere a fare la presentatrice televisiva.
Vedo finalmente evolvere positivamente il mio lavoro come vedevo evolvere i miei rapporti con la stampa ed i partner.

Certo, ho nostalgia. Mi mancano le chiacchierate interminabili con i giornalisti, che poi alla fine sono diventati anche amici, perché non può essere diversamente quando sei sia una di loro, sia la casa produttrice che li ingaggia per un reportage.
Questi 3 anni mi sono valsi il soprannome di "Star" tra i miei colleghi, per via del fatto che…ero l'unica, tra loro, ad esser capace di organizzare così tante interviste e con così tante redazioni diverse, che…alla fine finivo sempre per fare vere e proprie conferenze stampa come le star di hollywood!
Mi è piaciuto, eccome se mi è piaciuto. E probabilmente continuerò a rilasciarne di interviste, ma stavolta in qualità di Community Manager e…ha tutt'un altro "sapore".

Non so dove mi porterà il futuro…forse da nessuna parte o forse presto non vi ricorderete nemmeno più di me, ma una cosa è certa: penso sia arrivato il momento di dare spazio, nella mia vita, ad altre cose più importanti del lavoro e della carriera. E se per farlo finirò nell'oblio, beh…per 3 anni avrò almeno avuto il mio momento di gloria e sarà un'esperienza che potrò raccontare ai miei figli attorno al camino.

Buona vita! (cit.)