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Archive for settembre, 2008

Chi sono davvero.

martedì, 9 settembre, 2008

Mezzogiorno. Quasi ora di pranzo.
Una lucina lampeggia sul mio monitor. Clicco. Un messaggio di Dean:
«Hai voglia di parlare?»
Rispondo: «Sì»
Alzo lo sguardo e scoppio a ridere, guardando gli occhi azzurri di Dean, che ha la sua postazione internet proprio dall’altro lato del mio tavolo, di fronte a me, e mi dice:
«Pranziamo insieme?»
Annuisco e afferro la giacca.
Quando lo guardo, sempre così allegro, non riesco a smettere di sorridere e poi…quegli occhi…devo stare davvero molto attenta a non guardarli troppo o…potrei davvero perdermici. Sono così azzurri…non ne ho mai visti così, proprio come l’acqua del mare. Non penseresti mai che degli occhi così siano capaci di mentire.

Non riesco a trattenere un risolino divertito e Dean:
«Che c’è?», chiede.
«Nulla. È che sei sempre così allegro e…sei buffo».
«Mi fa piacere. Fino a poco fa stavo per piangere…»
«COSAAA???!!!»…onestamente, non lo facevo così sensibile, poi…un uomo che ammette di piangere. Starà scherzando, come al solito…
«Sì, ho appena rivisto i miei amici, sono tornato a casa lo scorso week-end e…tornare qui…questa mattina, è stato davvero difficile.»
«Ma…lo mascheri bene, mi pare, però…»
«Devo. È il mio lavoro. Non posso lasciarmi andare.»
«Sei un essere umano, però…»
«È così che voglio che gli altri mi vedano».
Improvvisamente, mi resi conto di quanto ero stata superficiale. Non so come, ma…mi sentii un po’ "vuota".
Lui, che doveva essere quello forte dei due, invece…sembrava più fragile di me.
Chissà perchè mi aveva detto tutto questo…però…lo avevo davvero apprezzato.
«Sai, quando sono arrivato qui, nessuno mi considerava, un po’ come hanno fatto con te e…se ti sono sembrato invadente, era solo perchè non volevo che quello che era successo a me, accadesse a te. Lavorare era diventato davvero difficile».
«Capisco…»
«Con gli altri, faccio un po’ fatica ad avere un rapporto sincero, perchè sono arrivati prima di me, ma quando sei arrivata tu, ho pensato che finalmente potevo avere un’amica».
Lo conoscevo appena, così duro e deciso e…mi stava aprendo il suo cuore…così, all’improvviso.
Non so cosa lo spingesse a farlo, però…non avevo parole. Tutto quello che potei fare fu ricambiare la sua sincerità con uno dei miei sguardi più dolci.

Glimpse of an eye…

lunedì, 8 settembre, 2008

Da qualche tempo, a lavoro, mi sento osservata. Onestamente ho sempre avuto la senzazione di esserlo, però credevo fossero mie paranoie da open space. Quando lavori in un open space per la prima volta, ti sembra sempre di non aver la tua privacy e che tutti guardino il tuo monitor, quando, in realtà…non gliene frega niente a nessuno.
Poi, però, una sera, ero alla fermata della metro, con alcuni colleghi.

Appena il metrò arriva, saliamo tutti a bordo e…ho di nuovo quella strana sensazione.

Mi guardo attorno…non vedo nessuno, o meglio…tutte persone che conosco, che vedo tutti i giorni in ufficio. Sono assolutamente certa che nessuno mi stia guardando, ma continuo ad avere quel…"brividino".

Mi riguardo attorno di nuovo: Manuel parla con me e, ovviamente, mi guarda fissa negli occhi, ma…non è lui.
Quattro ragazzi chiacchierano tra loro di cosa faranno in serata, non sono loro.
Più scostato da loro, qualcuno guarda fuori dal finestrino, sguardo assente, non è certo lui.
Poi…mi blocco, torno a osservarlo….è lui…chi mai guarderebbe fuori dal finestrino in metropolitana! Mi sta guardando riflessa nel vetro del metrò!

Non l’avevo mai notato, un bel ragazzo, veniva tutti i giorni a sbirciare cosa stavo facendo o leggendo e forse…mi guardava anche in altri momenti, allora.

Piacevolmente lusingata da quegli occhi puntati su di me, come riflettori, rispondo allo sguardo e gli sorrido maliziosa. Ha capito di esser stato scoperto e ora sorride pure lui.

Questo gioco segreto, sembrò durare un’eternità, ma qualcosa lo interruppe per sempre: le porte del metrò che si aprirono e i nostri due sguardi che si persero nella folla in un battito di ciglia…

E ora i momenti bui…

lunedì, 8 settembre, 2008

Beh, diciamo che…le prime 3 sere non facevo che piangere, non me ne andava mai una giusta…
La prima settimana di lavoro, senza Hugo, che era in ferie, è stata un po’ "drammatica", ma avevo il mio assistente che parlava italiano e…tutto sommato me la sono cavata.

Quando Hugo è tornato, abbiamo iniziato a lavorare pesantemente: mi hanno fatto rifare un piano di comunicazione 7 volte e un’altra comunicazione 6 volte…@.@. Però, Hugo, è stato davvero carino, mi consolava, diceva che era normale e di rifarlo di nuovo :3.

I francesi all’inizio sono molto sostenuti e…non dicono le cose schiette, come gli italiani, prima sempre ti salutano, ti chiedono come va e poi, finamente, dopo 5min di convenevoli ti dicono cosa vogliono. Io ai loro occhi risulto sempre molto "rude", c’è poco da fare…

In ufficio c’è una cosa carina che si fa tutte le mattine, appena arrivi devi passare a baciare e salutare tutti quelli che sono arrivati prima di te…lol. Il mio capo, che arriva sempre tardi, deve sempre baciare e salutare 30 persone come minimo XD

È difficile uscire insieme nei fine settimana, perché…arriviamo tutti esausti al week-end. Però…l’ora di pranzo che abbiamo, per me…è uno dei momenti più belli della giornata, puoi finalmente conoscere un po’ le persone con cui lavori.

La settimana scorsa c’era un evento locale, tipico del nord della Francia: la braderie. Purtroppo ho avuto il tempo di farci solo un giro veloce. Praticamente, per tutta la città ci sono mercatini dell’usato, ma…usato di valore e i risotranti fanno a gara, a squadre, a chi fa i mucchi di gusci di cozze più alti in strada. E chi fa il mucchio più alto vince qualcosa, credo.
Onestamente…schifiltosina come sono io…ehm…vedere la spazzatura in strada…anche se erano cozze, sempre spazzatura è e…non mi è piaciuto molto…Poi ho beccato pure l’unico giorno dei 2, in cui pioveva a dirotto, quindi mi sono pure impantanata da capo a piedi.

Ah, sì, dimenticavo di dirvi che a Lille…piove almeno una volta al dì, al confronto Londra gli fa un baffo.

3 giorni fa ho ricevuto una telefonata che…mi ha un po’ angosciato, una di quelle in cui ti dicono le classiche cose che…NON vorresti mai sentirti dire quando sei all’estero e stai facendoti un culo tanto per adattarti a un lavoro e a un paese completamente diverso…mi ha buttato un po’ a terra e Hugo se n’è accorto, credo, quindi…ne è nato una sorta di equivoco per cui pensava che non mi fidassi di lui, ecc…Oggi abbiamo chiarito. Sono molto contenta del mio rapporto con lui. Purtroppo, ci sono persone a cui non sta troppo simpatico, anche perché spesso è difficile distinguere tra chi ti dà degli ordini durante il giorno e…una persona davvero eccezionale fuori dal lavoro.
Mi rendo conto che sto sconfinando nel "patetico tipico di un diario personale", quindi…finisco qua per oggi e…ci farò un racconto XD

Buonas noches, hombres!

Bonjour, dalla Francia!

domenica, 7 settembre, 2008

Sono tornata. O meglio…sono finalmente riuscita ad avere internet, che…non è esattamente la stessa cosa.

Prometto che stavolta, vi racconto tutto, per filo e per segno, anche perché…mi manca un po’ scrivere in italiano e soprattutto…usare la tastiera italiana…lol *quella francese è un casino, non avete idea >.< per fare la "ì", devo premere 3 tasti…roba da matti @.@*

Allora, arrivata a Parigi…mi hanno perso i bagagli, o meglio…sono rimasti in Italia -.-’. Di certo non potevo star a Parigi ad aspettare che mi arrivassero, avevo una settimana di tempo prima di iniziare a lavorare e dovevo: trovar casa, sistemarmi, insomma…dovevo per forza andare direttamente a Lille. Ovviamente, il problema dei bagagli smarriti mi ha fatto perdere il treno (22€ di biglietto buttati nel cesso), quindi ho dovuto rifar il biglietto, a prezzo maggiorato, perché…i treni ad alta velocità francesi costano meno se li prenoti con anticipo (altri 54€), inoltre paghi di più se è un treno in "ora di punta", e…indovinate qual’era il mio?

Arrivata a Lille, trovare la casa del mio "boss" (ah, sì? Non ve l’avevo detto? Dormivo sotto lo stesso tetto del mio capo, ossia…come dormire con un emerito sconosciuto…fantastico, non trovate?), non è stato difficile, già conoscevo la metro di Lille e mi ero studiata accuratamente dove dovevo scendere prima di partire.
Quello che non sapevo era che…i francesi abitano in case altissime, con tremila piani, nessun tipo di ascensore e scale a chiocciola…Roba che solo il pensiero vi fa venire un attacco di cuore.

La padrona di casa, vecchia bacucca, che parlava solo francese, che…continuava a dirmi cose e io "oui, oui", certo…come no…capito tutto, io.

Avevo: una mia cameretta, di fianco a quella del mio boss; un bagno fatiscente, unica stanza della casa senza carta da parati, quindi…con muffa a vista, diciamo; doccia…indescrivibile nella sua sporcizia; cucina con piatti sporchi vecchi di 15 giorni e, pensate, sotto lo scolapiatti c’era pure una foglia ammuffita, entrata probabilmente dalla finestra secoli fa.

Comprati i beni di prima necessità: un pigiama (mica potevo farmi veder dal mio capo in mutandine e reggiseno, vi pare?), spazzolino e dentifricio, biancheria intima, una baguette al prosciutto comprata in metropolitana (mio unico pasto della giornata), andai a letto, esausta e…disperata. Onestamente, l’unica cosa che avevo era il computer, un cambio di vestiti e…nient’altro.

La mattina dopo, mi svegliai presto. Ero rimasta daccordo con Hugo (chiamiamolo così, Boss…Hugo :XD ok, è pessima, ma non posso dirvi il suo vero nome, ovviamente…lol) che mi sarei resa disponibile per tutta la settimana, se ci fosse stato bisogno di me, anche se il mio contratto di fatto iniziava l’11 agosto.

Così, mentre avevo quasi finito di vestirmi, apro la porta della cameretta…lui ancora dormiva…
Poco dopo, sento dei rumori e lo vedo entrar in bagno. Dieci minuti dopo, me lo vedo comparire davanti alla mia porta, in boxer, asciugamano in mano, gocciolante, biondo, abbronzato, fisico prestante (se poi gli mettevate una tavola da surf in mano…poteva tranquillamente essere un surfista australiano), che mi chiede "Allora oggi vieni a lavorare con me?" (in inglese) .
Ma…"vengo dove vuoi"…lol. Onestamente, non sono molto sensibile al fascino maschile, o meglio…ste cose da film…non mi impressionano, ma…dovevate vedere la naturalezza con cui lui ha portato a termine la scena. Io a momenti non sono scoppiata a ridere…lol. Mica si era reso conto di essere stato così "plateale".
Questo era stato il nostro primo incontro…conturbante, direi…

Comunque a parte questa parentesi da commediola romantica, poi…tutto è andato a rotoli: a lavorare non potevo stare, perché non avendo firmato il contratto, non avevo l’assicurazione sanitaria e stavano facendo dei lavori nell’open space, quindi…mi hanno rimandato a casa.
Decisi di andare a comprarmi una sim francese, ma siccome volevo internet, mi risposero che non potevano darmela, senza un conto in banca francese. Allora andai in banca e cercai di aprir il conto, ma mi diedero un appuntamento per il giorno seguente. Il giorno seguente, puntuale come un orologio, mi presentai all’appuntamento e un’impiegata che non parlava quasi nulla di inglese, mi disse che mi serviva un giustificatif du domicilie, ossia dovevo trovare casa.

Nel frattempo la mia valigia era finalmente arrivata a Parigi e ho dovuto pagare altri 100€ per andarmela a riprendere, perché, ovviamente, myair non fa servizio di consegna bagagli.

Hugo era al lavoro, quindi (e scoprirò ben presto a mie spese che…la tanto favoleggiata cavalleria francese, non ha nulla a che vedere con quella italiana, ma…andiamo con ordine), la valigia me la sono dovuta portar da sola fino all’ultimo piano, ovviamente (non mi chiedete quanti piani fossero…ho provato a contarli una decina di volte e ogni volta…mi perdevo…perché…diciamo che, anche se tu dalle scale non vedi un "pianerottolo", non vuol dire che non ci sia un "piano", da cui si accede magari dalla palazzina accanto, però posso dirvi con certezza che erano tante scale, davvero molto ripide e…in legno, roba che ad ogni passo avevi il terrore che si spezzasse un’asse e di sprofondare per metri e metri…).

Giovedì finalmente mi dedicai a cercare casa, visto che…effettivamente trovare casa era la "chiave" per aprire il conto in banca, avere la sim e, infine, internet!
Credetemi, quando vi dico che, quando collegai per la prima volta il mac in rete, mi sembrava quasi di aver finito il videogioco, o avere comprato Parco della Vittoria a monopoli, aver finito il gioco dell’oca, insomma…avete capito, no?

Pensate che trovar casa a Lille sia facile? Oh, sì, lo è…se parlate francese e avete un contratto a tempo indeterminato. Nel 2008, in questa cittadina dimenticata da Dio, nessuno parla inglese, perché, ho scoperto poi, che la scolarizzazione inglese non è prevista dall’ordinamento scolatico, ossia, hanno l’obbligo di studiare una seconda lingua qualsiasi, ma…non di studiare l’inglese (davvero una furbata, non trovate?).
Inoltre, nessuno ti fa un contratto d’affitto per 3 mesi, ovviamente. Voi mi direte, e perché devi per forza dirgli che stai li solo 3 mesi? Ah, sì, certo, ho provato a tenerlo nascosto, ma…dopo averti chiesto i tuoi dati anagrafici, la seconda cosa che ti chiedono è: "sei studente o hai un contratto di lavoro?". Le ho provate entrambe, come ai giochi a quiz.
Se dici che sei studente, ovviamente ti chiedono un documento che certifichi che lo sei…ed è decisamente difficile farselo pervenire dall’Italia in tempo utile.
Se dici che lavori, ovviamente ti chiedono quanto dura il contratto e…vengono a galla gli altarini.

Alla fine, trovai un’agenzia che conosceva l’Ankama "di fama" e…si fidavano dell’azienda, quindi mi affittarono una camera per 370€ al mese (senza lavatrice, senza freezer, solo frigo, ovviamente niente bidet, i francesi manco sanno cosa siano…) in un appartamento con un’altra studentessa.

Ora dovete sapere che, il concetto di "appartamento per studenti", in Francia significa: "Sono un medico, ho una palazzina anni ’50 tutta di mia proprietà e un buco di mansarda, dove giocavano i miei figli quando erano piccoli, che ora non usa più nessuno, cosa ci faccio? Ma la affitto a degli studenti, ovviamente!".
Ecco, quindi, il mio appartamento, inizia con una sorta di porta d’ingresso, che sembra la porta di una camera, più che di un appartamento, prosegue con 2 rampe di scale a chiocciola, rigorosamete in legno e moquettate, una cucina, che in realtà dovrebbe essere un corridoio che dà accesso alle 2 camere, e un bagno in comune, dove, ovviamente, non c’è il lavandino, perché…da buoni francesi, il lavadino sta in camera.
Lavandino che nemmeno ha il miscelatore, quindi…o ti geli le mani o te le ustioni ogni volta che vuoi lavartele.

Ecco, pensate ai tempi della pietra e…più o meno…vi renderete conto di cosa parlo.

Come va al lavoro?
Beh, la prima settimana, non mi hanno cagata pari. Parlavano francese con me, pur sapendo benissimo che non lo capivo, né si disturbavano a sforzarsi di parlar inglese con me presente. Tradotto: "Chi cazzo sei, italiana di merda, tornatene da dove sei venuta!". Comunque, l’overall feeling era questo diciamo.
Finchè, la settimana successiva non ho fatto amicizia con la comunità spagnola e finalmente si sono "sbottonati". Ho fatto amicizia col traduttore spagnolo, anzi, in verità…è stato lui a far amicizia con me, perché…io nemmeno mi ricordavo chi era. E ora è il mio insegnante di francese nelle pause-lavorative….è esigente una cifra e…ho dei grossi problemi con la "u" francese…
In compenso i miei libri di testo sono gli Artbook di Dofus XD

Dopo la seconda settimana ho finalmente iniziato ad aver accesso al "mondo pettegolo dei traduttori", ossia i traduttori hanno dei momenti "vuoti" a lavoro, per cui cazzeggiano una cifra e…si fanno i cazzi degli altri, quindi…ho scoperto che Hugo è fidanzato con una ragazza tedesca e va a trovarla quasi tutti i fine settimana, il traduttore inglese con una traduttrice spagnola, il supporto tecnico francese con una ragazza francese a distanza…insomma…sn quasi tutti fidanzati T.T

Ma ho pure scoperto un’altra cosa: in Francia va di moda "la fidanzata di facciata". Cioè, tutti ce l’hanno, ma il sabato sera si ubriacano a birra, potrebbero s******i, e il giorno dopo manco se lo ricorderebbero e…hanno la coscienza pulita…tremendo.
Ed infatti, una sera, un 21enne (davvero un ragazzino per me -.-’) ha tentato di infilarmi ‘na mano sotto la maglia, ma…l’ha presa in quel posto.

C’è qualcuno che mi piace (a parte il mio capo, che onestamente è un po’ "off limits" pure per me, eh…), siede vicino a me e, tutti i giorni, mi dice in italiano, anche se è spagnolo :«Buongiorno, signorina!» e lo dice in un modo, come in quei film in cui caricaturano gli italiani, dove c’è il commerciante simpaticone e provolone…ecco, uguale. E se una giornata inizia male, quando lui dice così, io scoppio a ridere e tutto sommato la giornata non mi sembra più così male ^^
Ma probabilmente…è fidanzato pure lui…lol. In ogni caso…è timido…non mi parla quasi mai. Ha fatto scienze della comunicazione pure lui, si occupa del marketing, ancora non ho ben capito per quale comunità, però. Sarebbe uno dei pochi con cui avrei davvero qualcosa di interessante di cui parlare…uff.
È venuto a sapere della mia tesina o.o…ha persino voluto leggerla O.O…spero non trovi mai questo blog e non lo legga, se no…mi sotterro per la vergogna >.<

La prossima settimana mi spostano, più vicino al gruppo con cui lavoro, forse sarò proprio dietro di lui *lo spera*.

Buonas noches, hombres!