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Archive for dicembre, 2005

Una favola particolare

venerdì, 2 dicembre, 2005

    Il blog di oggi è un blog particolare, la favola che sto per raccontare è nata come esercizio di scrittura per l’Esame di Psicologia delle Forme Narrative, l’incipit («Lei glielo aveva chiesto, lui sembrava non interessato, poi una sera…»), in particolare, è tratto da un libro di scrittura creativa e scopo dell’esercizio era proseguire il racconto da quella frase. Molti dei miei compagni di corso hanno scritto brevi conversazioni, brevi frasi, ma…a me dispiaceva, visto che mi piace scrivere, perciò, sono partita dall’incipit e…ho proseguito, creando un vero e proprio racconto. Il finale, forse, è un po’ scontato, ma…come dire…mi ero "imbarcata" a parlare della solita opposizioone Bene vs. Male, presente in tutte le favole e poi…non sapevo più come uscirne, perciò…sì, il finale è un po’ deludente, ma…solo l’incipit doveva esser originale, in fondo, mentre il finale poteva essere libero e poi, in fondo, tutte le favole finiscono un po’ tutte allo stesso modo, no? Ringraziate che non ho rispolverato il "caro vecchio" cavaliere biondo, vestito d’azzurro, sul cavallo bianco e che corre in soccorso della principessa in pericolo! Buona lettura!

    P.S. Non provate a copiarlo e a riproporlo alla professoressa, lo conosce benissimo e vi "tanerebbe" subito, visto che le è piaciuto molto e mi ha persino chiesto di tenerlo per usarlo a lezione! Chissà, magari in questo momento lo state proprio analizzando? Beh, in questo caso, buon divertimento! Ops, allora, adesso saprete anche il mio nome e cognome, beh…pazienza, questo è il prezzo della popolarità! :P

    Lei glielo aveva chiesto, lui sembrava non interessato, poi una sera le si avvicinò, le sfiorò il naso e lei capì che finalmente era pronto a ripartire. Nessuno dei due aveva una casa, però Cleo si era affezionato a Pallas, la figlia di un pescivendolo, che per mesi li aveva protetti e accompagnati nel loro viaggio. La bambina si era ammalata gravemente e lui si era sentito in dovere di starle accanto fintanto che non fosse guarita. Ora, però, dovevano rimettersi in marcia, trovar un posto sicuro dove rifugiarsi, prima che Lilith partorisse.
    Decisero di viaggiare con la luce del giorno, per loro era un po’ innaturale, sentivano la spossatezza prender il sopravvento in ogni momento, quindi procedevano lentamente. Del resto non potevano mettersi in marcia al calare delle tenebre, perché pericolose insidie si nascondevano nei boschi. Avevano sentito alcuni maghi parlare di mostruosi draghi che si aggiravano al loro interno.
La sera prima della partenza Cleo aveva fatto un sogno, probabilmente l’ultimo che li avrebbe guidati verso la salvezza, in cui un elfo gli diceva di andare verso nord, alla Foresta delle Fate, solo così la figlia, che Lilith portava in grembo, avrebbe potuto salvare il mondo. Era un’epoca di premonizioni, i gatti che esercitavano la stregoneria erano una specie rara e in via d’estinzione e venivano venerati come i grandi detentori della suprema conoscenza.
    Cleo aveva quasi cinquecento anni e Lilith quattrocentonovantadue, erano nel fior fiore della millenaria vita di un gatto-stregone, conoscevano alla perfezione la storia della Terra, che le loro famiglie si tramandavano di generazione in generazione, ma, in quanto a stregoneria, entrambi l’avevano studiata a fondo quando erano giovani e non la esercitavano più da una cinquantina d’anni. Di questa, ormai, se ne occupavano solo gli esseri umani come Pallas, molto più potenti della razza felina.
Da mesi, ormai, avevano appreso il fatto di esser predestinati a dar alla luce una creatura potentissima: Lilith viveva in un costante stato d’agitazione da quando avevano iniziato il viaggio, era stremata, faceva incubi quasi ogni notte e Cleo temeva per il buon esito della gravidanza. Frotte di maghi, provenienti da tutto il Paese, si erano presentati al loro cospetto avvisandoli della calamità che incombeva sul mondo. Da qualche tempo i fiori avevano smesso di fiorire, le piante di crescere, i Soli avevano rallentato il loro movimento o la Terra aveva rallentato la sua rotazione, le notti si erano allungate, forze maligne misteriose esercitavano il loro potere nelle viscere del pianeta, volevano un regno d’oscurità, che avrebbe annientato la vita in superficie, fatta eccezione, per draghi e creature demoniache.
Mentre attraversavano l’ultimo ostacolo che si frapponeva fra loro e la Foresta delle Fate, il Bosco di Oni, che in un antico dialetto giapponese, significava, appunto “demone”, Cleo e Lilith erano terrorizzati: sapevano che se qualche creatura maligna li avesse attaccati non avrebbero potuto difendersi, senza la magia di Pallas a proteggerli. Sentivano che la Foresta delle Fate era vicina, ma quando li sorprese la notte dovettero trovar riparo presso le radici di un albero.
    Lilith ad un tratto iniziò ad avvertire dolore al ventre: la bambina stava per nascere. No, non doveva nascere in quel luogo, era troppo pericoloso, pensò Cleo. Nonostante il buio e le doglie di Lilith, Cleo decise di rimettersi in marcia, se lui se la fosse caricata sul dorso, era sicuro che ce l’avrebbero fatta. Le disse di tenere duro, se la caricò in spalla e si avviò correndo dentro la parte più oscura del Bosco di Oni.
Ad un tratto l’acuto udito felino di Cleo avvertì un rumore. Qualcosa o qualcuno li stava inseguendo. Il suo istinto gli diceva che non era niente di buono, l’odore di sangue che Lilith emanava, a causa del parto, era talmente forte che doveva aver attirato uno dei mostri del bosco. Iniziò a correre ancora più veloce: ora lottava per la vita. Ad un tratto udì un battito d’ali e una bestia enorme si parò davanti a lui. Cos’era? Un drago, forse? No, era qualcosa di molto peggio.
Un grido, proveniente da quell’essere mostruoso, si alzò: «Finalmente c’incontriamo, Cleo, della Stirpe del Cielo».
    Cleo raggelò, da secoli nessuno l’aveva più chiamato con quel nome: «Chi sei?», chiese.
«Sono colui che sterminerà l’unica speranza di sopravvivenza per i popoli della superficie, affinché l’oscurità prenda il sopravvento. Sono Juno, il Messaggero del Signore delle Tenebre. Gli stregoni della Stirpe del Cielo lo avevano relegato per secoli a bruciare nella fiamma perpetua del nucleo terrestre, ma ora il sigillo è stato spezzato e per voi sarà la fine!»
«Questo non è possibile, il sigillo avrebbe resistito fintanto che…oh, no!»
«Finalmente inizi a comprendere, o stolto figlio del Cielo! La Terra ha smesso di girare e il suo nucleo ha smesso di ardere!Ah, ah, ah, i tuoi sciocchi antenati non avevano previsto che, un giorno, il fuoco della Terra si sarebbe estinto e ora, il miasma del mio Signore ha avvolto e inghiottito nel vuoto il centro della Terra. E se ora uccido la tua graziosa mogliettina, anche quel barlume di speranza, che arde nel suo grembo, svanirà!Ah,ah,ah!»
    Cleo si voltò verso Lilith, non poteva permettere che le succedesse qualcosa di male. Le lanciò un ultimo lunghissimo sguardo, carico di tutto l’amore che provava per lei. Davanti ai suoi occhi passarono i ricordi del giorno in cui si conobbero, di quando s’innamorarono, della loro unione davanti alle Ninfe dei Boschi. Lilith, capì cosa stava succedendo: Cleo avrebbe dato la vita per lei. Tentò di fermarlo, ma non riusciva nemmeno ad alzarsi in piedi.
Improvvisamente, Cleo, forte della sua agilità, si girò verso Juno, e gli si scagliò contro. Appena i suoi artigli cercarono di penetrare la corazza del mostro, Cleo ne venne respinto. Era fatto di basalto, avrebbe dovuto immaginarlo, veniva dal centro della Terra, dopotutto. Erano spacciati.
Juno non aveva nessun interesse a ferire Cleo: voleva Lilith. La prese e la scagliò in aria. Cleo non osava guardare: Lilith sarebbe sicuramente morta.
    Ad un tratto una luce azzurra si sprigionò dal ventre della gatta e un alone luminoso l’avvolse completamente. Cleo era disorientato, non capiva cosa stesse succedendo, poi una all’improvviso il mostro emise un gemito di dolore: una freccia, proveniente dal fitto del bosco, l’aveva trafitto. Come poteva una semplice freccia aver trafitto la scorza basaltica di Juno, si chiese Cleo. Poi alla freccia seguì una voce: «Alla fine vi abbiamo trovati, Cleo e Lilith!».
«Ma tu sei l’elfo del mio sogno?!», esclamò sorpreso Cleo.
    L’elfo, prostrandosi di fronte al gatto celeste in un profondo inchino, disse: «Mi presento: Hebe, Signore del Fuoco, arciere della Stirpe della Foresta, al vostro servizio! Non vedendovi arrivare al limitare della Foresta delle Fate, vi siamo venuti incontro» e con un gesto indicò i boschi alle sue spalle, da cui all’improvviso emersero almeno un centinaio di altri elfi arcieri. Cleo si guardò intorno e vide che non c’erano solo arcieri: erano circondati da un esercito di maghi, fate e creature della Foresta, che rapidamente affioravano dalla boscaglia tutt’attorno. Erano salvi, finalmente!
Cleo, in un sospiro di sollievo, disse: «Grazie, vi dobbiamo la vita!».
    «Mi sembra che, anche senza il nostro intervento, ve la stiate cavando benissimo da soli», rispose l’elfo, indicando la luce azzurra che avvolgeva Lilith.
    «Tu sai cos’è quella luce?»
    «Il parto è cominciato e Iris sta già esercitando il suo potere, guarda!», disse Hebe. Ad un tratto la sfera di luce azzurra iniziò ad aumentare le sue dimensioni, fino ad inghiottire tutto ciò che le stava attorno.
    Lilith, che si trovava al centro della sfera, non capiva cosa stesse succedendo, poi una voce, la rassicurò:     «Madre, non abbiate timore. Il mio nome è Iris. Sono tua figlia». Davanti agli occhi di Lilith lentamente l’alone si diradò e una gatta, adulta, dal pelo rosato, le apparve. Lilith non riusciva a credere che quella meravigliosa creatura fosse sua figlia e fosse uscita dal suo ventre. Tutt’intorno il corpo della gatta del pelo rosato emanava calore e quella sensazione di calore era così rassicurante, che sembrava provenire direttamente dalle profondità della Terra.
Iris riprese a parlare: «So cosa sta succedendo al nostro mondo e quale sia il mio compito. Il mio potere curativo, mentre parliamo, sta avvolgendo tutto il globo. Fra poco la Terra riprenderà la sua rotazione e il Signore delle Tenebre sarà solo un ricordo, abbi fede in me.».
    Lilith annuì, chiuse gli occhi e si abbandonò completamente al quel tepore.
    Quando Lilith riprese i sensi si trovò in un letto, con Cleo, Pallas e Hebe al suo capezzale. Suo marito la rassicurò: il mondo era salvo e anche la vita di loro figlia. Iris fece timidamente capolino da dietro le spalle del padre, «Ciao, mamma», disse e calde lacrime sgorgarono dagli occhi di tutti i presenti, quando Lilith poté finalmente abbracciare sua figlia.

Lu e Phil

giovedì, 1 dicembre, 2005
    «Lu, devi parlare con Shu!», la voce di Phil le rimbombava nella testa. Perché? Perché doveva parlare con Shu? Non voleva. Ci pensò tutta la notte. A cosa dirle, a quali parole usare, a cosa doveva dirle e a cosa voleva dirle. Ma proprio non riusciva a organizzare tutti i pensieri che le venivano in mente.
    Pensò a quando aveva conosciuto Phil e a quanto l’aveva resa felice e fatta soffrire. L’aveva convinta a lasciare Thomas e le aveva fatto sperare di aver trovato in lui la persona giusta, quella che l’avrebbe amata, non l’avrebbe mai lasciata, eccetera, eccetera.
    Ovviamente non era andata così: Phil, dopo che Lu aveva riposto in lui tutte le sue speranze, si era messo con Shu. E l’aveva fatto nel modo più orribile: il giorno dopo averla liquidata. Ma poi, forse, andava avanti da prima, ma Lu non l’avrebbe mai saputo e, ormai, neanche voleva saperlo. Le aveva detto: «Lu, mi dispiace, ma sei tu che ti sei illusa che tra noi due ci fosse qualcosa, io volevo solo aprirti gli occhi su Thomas e consolarti, farti capire che meritavi di meglio, ma ora devi guardare avanti, cercare di meglio, non sono la persona di cui ti sei innamorata», insomma Lu aveva frainteso. Eh, certo, una notte di sesso è un bel fraintendimento, anche se non si arriva in fondo.
    Poi pensò a Shu. L’aveva incontrata un mese dopo aver iniziato a uscire con Phil e a bersi tutto quello che usciva dalla sua bocca. Lu e Phil si vedevano tutte le sere, si erano anche già scambiati qualche bacio, ma Phil non voleva farlo sapere alla sua ex, percui, quando Shu le aveva chiesto se tra loro due c’era qualcosa, Lu era stata costretta a mentire, mai avrebbe voluto tradire la fiducia che Phil riponeva in lei. Solo che ancora non sapeva che Phil stava già raccontando in giro che era il sentimento di Lu nei suoi confronti a non esser corrisposto, lui la stava solo aiutando.
    Tutti gli amici di Phil presero a non credere alle parole di Lu, la ignoravano e giravano la testa dall’altra parte, per non vedere cosa Phil realmente faceva. All’inizio Lu non capiva cosa stava succedendo, non capiva perché con quelle persone non riuscisse proprio a intrattenere dei rapporti d’amicizia sinceri, sentiva che c’era qualcosa che non le dicevano. Poi, finalmente qualcuno ruppe il silenzio e le bugie vennero a galla, ma, ormai, Lu non si sarebbe più fidata di loro e tra questi c’era anche Shu.
    Povera Shu, era caduta anche lei nelle rete di Phil. Povera, un cavolo, però! Era passata sopra i sentimenti di Lu senza preoccuparsene minimamente, si era messa in mezzo, gliel’aveva rubato e…che almeno fosse più bella di lei, invece, no. Era pure più brutta di Lu.
    Anche quando Shu venne a sapere della storia tra Lu e Phil non pensò assolutamente di farsi da parte, quella che si fece da parte, quando venne a sapere di Shu, fu Lu. Una bella differenza di atteggiamento. Non solo, Shu non cercò nemmeno di chiarire le cose con Lu, neanche quando Lu e Phil, ormai, erano tornati amici.
    Lu era stata presa diverse volte in giro da Phil: una volta l’aveva lasciata piangente su un pontile, un’altra le aveva giurato d’aver lasciato Shu e ci aveva riprovato con lei. Fino ad agosto dell’anno scorso, in cui Lu aveva finalmente deciso che Phil non era la persona adatta a lei, si era riavvicinata a Thomas, che si era dimostrato comprensivo, del resto era stato lui a trascurarla, e, a tutt’oggi, Lu era contenta del suo rapporto con Thomas, si vedevano pochissimo a causa del lavoro di lui, ma si sentiva amata e era felice.
Era arrivato il momento di parlare a Shu. Parlare a Shu. Dirle che si era comportata male, che era egoista e pensava solo a se stessa, che l’aveva presa in giro anche lei. Ma poi? A Lu interessava veramente dirle queste cose? In fondo, ormai, non le importava più niente di lei, solo non voleva più esser presa in giro, quindi, non l’avrebbe più messa in condizioni di poterlo fare. Meno le diceva sul suo conto, meglio sarebbe stato. Del resto, era Lu a sapere che Phil l’aveva tradita con lei. Shu ne era all’oscuro e per Lu questo era avere il coltello dalla parte del manico.