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Archive for novembre, 2005

Il giorno dopo

martedì, 29 novembre, 2005
    Non aveva mai pianto così tanto e tutto in una volta.
    Ieri sera avrebbe proprio voluto che Phil la lasciasse sola, invece di continuare a tenerla abbracciata. Questo non aveva fatto altro che farla piangere di più e più a lungo.
    Ieri notte era stata una lunga, atroce e lenta tortura. Gli uomini proprio non capiscono quando è il momento di andare o di restare accanto a una donna e come fanno, sbagliano. Avrebbe voluto che restasse un po’ lì con lei, il tempo necessario per assimilare la cosa, ma…non un’eternità! Alle cinque del mattino ancora non accennava ad andarsene e Lu voleva solo piangere disperatamente in santa pace, senza doversi trattenere per non farlo sentire ulteriormente in colpa.
    Colmo dei colmi, quando se n’era andato e l’aveva convinto che non avrebbe più pianto (balla colossale!) e stava finalmente dando libero sfogo a quello che si teneva dentro, un guardiano notturno, insospettitosi dai movimenti che aveva visto sulla banchina a quell’ora del mattino, le si era avvicinato e le aveva chiesto le generalità puntandole la torcia negli occhi arrossati. Accertatosi che non era una delinquente se ne andò, lasciando Lu ad interrogarsi se avesse capito cosa era successo e se quell’incontro era da annoverarsi come "l’ennesima figuraccia".
    Una non può nemmeno piangere in pace due secondi! Dannazione!

Notte magica

domenica, 27 novembre, 2005
    Quella sera tutto era perfetto: una cena al lume di candela, una passeggiata lungo il molo, le braccia forti e delicate di Phil che la stringevano. Avrebbe voluto che non finisse mai. Quella sensazione di calore, come le era mancato. Thomas non c’era mai, non sapeva più quale fosse il tocco di Thomas. Poi: «Non possiamo più stare così, Lu.».
    «Perché?» chiese Lu.
    «Perché tu sei innamorata di me.».
    «Cosa ne sai tu? Non è vero…cioè…non lo so, non ci ho mai pensato.».
    Lui le prese il mento tra le mani e avvicinando dolcemente il suo volto al suo, con aria seducente, le disse: «Se io avvicino la mia bocca alla tua, cosa pensi che succeda?».
    Lu aveva già chiuso gli occhi in attesa di un suo bacio.
«Visto?».
    Lu riaprì gli occhi contrariata dal fatto che le sue labbra non avevano ricevuto ciò che desideravano:
    «Cosa vuoi dire? Mi piaci, è normale che se accenni a baciarmi io non mi tiri indietro.».
    «E se ti dico che non possiamo più stare insieme cosa faresti?».
    Lu scoppiò a piangere e tra i singhiozzi: «Perché dici così? Non Capisco?».
    «Vedi?»
    «COSA?»
    «Stai piangendo».
    «Per forza, mi hai appena detto che non possiamo più star insieme, cos’è? Uno scherzo?!»
    «No, sono serio». Phil si avvicinò di nuovo al suo viso per baciarla, Lu chiuse di nuovo gli occhi, in attesa, ma anche stavolta lui non la baciò, allora Lu, irritata: «Ancora? Ma cosa vuoi dimostrare?»
    «Voglio dimostrarti che non puoi stare senza di me. Che se avvicino la mia bocca alla tua tu ti aspetti un bacio e non può più essere così. Non possiamo più baciarci, perché tu, ormai, sei innamorata di me.».
    Lu aveva capito cosa voleva dirle: un’avventura non comprende l’innamoramento, ma lei non l’aveva fatto apposta, si era innamorata e non voleva più lasciarlo andare. Lu scoppiò a piangere più forte di prima: come aveva fatto a non accorgersene prima lei stessa, perché aveva avuto bisogno che lui le facesse questo per capirlo?
    Lui la strinse più forte: «Non ti lascerò finchè non avrai smesso di piangere. Resterò tutto il tempo che sarà necessario.».
    «Non voglio. Voglio che tu vada. Non voglio che tu mi veda così!».
    Lui non accennò a lasciarla andare, lei cercò di divincolarsi dal suo abbraccio, ma poi desistette e si abbandonò alle lacrime.
    Lungo il molo, a quell’ora di notte, non si sentiva altro se non il silenzio e il suono delle sue lacrime.